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NEVE PERENNE. IL MARMO DELLE ALPI APUANE

 

Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo. (Michelangelo Buonarroti)

Quando, da bambini, venivamo condotti al mare, a Poveromo, ai Ronchi di Massa, per le vacanze estive, ogni volta ci stupivamo, mio fratello e io, nel vedere la neve, nel torrido agosto, attaccata alle montagne. Nonostante sapessimo dai genitori che era marmo, questo stupore si rinnovava ogni volta, proprio come nel caso dello spettatore naif di cui parla il drammaturgo Alessandro Fersen, quello spettatore che ha paura, si commuove e ride, anche quando guarda un film per la quinta volta.

La neve perenne delle Alpi Apuane sarà sempre lì ad accoglierci, a pochi chilometri dalla spiaggia, dove la gente si gode il meritato riposo estivo. Dall’alto, nelle brevi pause, bennisti, cavatori, fillisti, gruisti, autisti, danno ogni tanto un rapido sguardo al mare e alla spiaggia con gli ombrelloni per tornare subito alle loro nevi perenni fatte di marmo, in un paesaggio unico che a una prima occhiata sembra più lontano del Tibet. Giunto nei laboratori il marmo verrà trattato dagli sbozzatori, dagli scalpellini, dai rifinitori, dagli ornatisti, dai pannisti e anche dagli ingegneri programmatori di quei robot che al giorno d’oggi hanno la capacità di rendere tridimensionale un disegno. Non dimentichiamo che il grande regista di tutte queste operazione resta lo scultore, colui che firmerà l’opera.
Nel proporre un itinerario che per trenta chilometri unisce Pietrasanta con Carrara, partiamo da sud, da Querceta (Lucca), dalla Henraux, il cui presidente, Paolo Carli, ispirandosi a Erminio Cidonio, amministratore unico dell’azienda negli anni ’50 e ’60, che portò sul Monte Altissimo scultori del calibro di Henry Moore, si pone oggi come punto di riferimento per molti artisti, giovani e non. Il Premio Internazionale di Scultura Fondazione Henraux, biennale, presieduto da Philippe Daverio, nel 2018 vedrà la sua quarta edizione.
Il vincitore del 2014, Mikayel Ohanjanyan, ha ottenuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2015 come uno degli artisti della mostra Armenity. Ohanjanyan è ospitato dallo stabilimento Henraux dove si trova il suo studio. Sempre a Querceta, vive e lavora un altro valentissimo scultore contemporaneo, Bruto Pomodoro il cui laboratorio è sito all’interno del grande studio storico del padre, Gio Pomodoro. Il visitatore potrà ammirare le opere di entrambi gli scultori.
Rimanendo sempre a “sud”, segnaliamo, a Pietrasanta, il laboratorio di Renzo Maggi, uno degli ultimi scultori classici “alla vecchia maniera”,chiamato spesso negli Stati Uniti per esibirsi con martello, scalpello e marmo.
Continuiamo l’itinerario spostandoci a nord, a Carrara, agli Studi Nicoli, fondati nel 1835 e gestiti oggi da Francesca Nicoli. I laboratori artistici Nicoli, frequentati negli anni’30 da Mario Sironi, Arturo Martini e Fausto Melotti, più recentemente hanno ospitato artisti del calibro di Louise Bourgeois e Anish Kapoor. Adiacente agli Studi Nicoli, si trova l’abitazione-studio di Patty Nicoli, valida scultrice.
Quattro giovani artigiani del marmo, che sanno ancora usare con grande maestria lo scalpello, hanno fondato nel 2016 la Cooperativa Scultori di Carrara, un piccolo laboratorio di grande qualità.
Sempre a Carrara , non si possono dimenticare gli Studi d’Arte Cave Michelangelo guidati da Franco Barattini e diretti da Luciano Massari, che ha richiamato artisti come Maurizio Cattelan, Paul McCarthy e Jan Fabre.
In questi trenta chilometri di itinerario bianco portate gli occhiali da sole perché verrete abbagliati dalla luce e dalla bellezza.

Jean Blanchaert