L’artigiana letterata: la creatività che nasce tra le pagine dei libri
Valentina si è laureata a Firenze con una tesi in storia del teatro e dello spettacolo. Adesso è mamma, redattrice editoriale e anche un’artigiana piena di estro e versatilità. Ci racconta la sua storia e la sua passione 100% fai da te che l’ha spinta a registrare il suo marchio, Il Carboncino.
- Come nasce la passione dell’artigianato e del fatto a mano?
È con me da sempre, una passione che mi accompagna fin da ragazzina e che mi ha permesso di esprimermi a 360°, anche personalizzando la mia casa. I momenti in cui creo sono ritagli di tempo speciali, antistress, che non mi provocano alcuna fatica, al contrario li vivo con naturalezza, nonostante esigano grande sforzo di pazienza e mano ferma.
L’amore per i libri si è sviluppato di pari passo con la passione per la manualità, ma non solo: l’ha accresciuta e stimolata. Dopo il liceo classico e gli studi alla facoltà di Lettere ho intrapreso la carriera della “letterata”, lavorando come redattrice, e l’artigianato si è rivelato quel qualcosa in più che ha arricchito il mio percorso. Ironia della sorte, è stata soprattutto la mia professione a dare una spinta decisiva ad un semplice passatempo. Nel 2011 ho curato per un breve periodo il blog “manipolare e riciclare” di Giunti Scuola, uno spazio dove si insegna a creare riciclando. Un progetto destinato alle scuole materne a cui aderiscono numerosi istituti del comprensorio fiorentino. La finalità è trasmettere ai più piccoli due valori importanti: lo spirito artistico e l’importanza del riuso. Grazie al blog ho potuto darmi un’opportunità, maturare autostima e una nuova consapevolezza. Da lì ho trovato la spinta per registrare il marchio “Il Carboncino”.
- Dove hai imparato le tecniche di lavorazione?
Sono un’autodidatta. Le mie conoscenze provengono da libri, blog, siti specializzati ma anche da mostre tematiche. I paesi del nord Europa, Inghilterra e Germania, ma anche Russia, coltivano, per esempio, la tradizione delle miniature e le costruzioni in scala; così i miei principali referenti per questi settori sono spesso i siti inglesi di hobbistica e artigianato.
- Che ruolo rivestono gli studi accademici in questa tua attività? In che modo hanno contribuito a sviluppare la tua vena creativa?
Giocano un ruolo centrale. Ho attinto profondamente dai testi universitari, in particolare quelli relativi alla storia del costume e delle tradizioni popolari. Ho seguito anche un corso sul codice miniato. Tutto ciò mi ha insegnato le regole, la prospettiva e la proporzione, fondamentale nella realizzazioni di corpetti e cofanetti in miniatura. Hanno educato e affinato la mia propensione al gusto e al componimento dell’immagine, all’abbinamento dei colori… La maggior parte delle mie creazioni proviene da queste suggestioni. Ma ci sono anche radici più profonde e lontane: mia madre era modellista e sarta, mio padre un amante del ferro battuto e tuttofare: qualcosa della loro predisposizione all’arte del fare si è impressa nel mio dna.
- Tra gli oggetti che crei, una linea consiste in riproduzioni in scala ridotta. Perché ti piace realizzarle?
Mi piacciono perché sono dettagliate e questa è una mia personalissima forma mentis: la cura per il particolare. È come per l’oreficeria, un’altra delle mie passioni che spero di inserire presto ne Il Carboncino: un’arte che si concentra tutta su oggetti a volte microscopici su cui tuttavia è riposta la massima minuzia nell’esecuzione del decoro.
- Quali tecniche usi? Dove ti procuri i materiali e gli strumenti?
Uso tutti i materiali: stoffa, lana, bigiotteria, carta, ceramica, pasta modellabile e applico svariate tecniche, dallo stencil al classico decoupage, alla cardatura fino al restauro. Mi piace spaziare e sperimentare, ma soprattutto riusare. Questo è un elemento importantissimo in ciò che faccio: impiegare materiale anche riciclato e che altri butterebbero via per dargli nuova vita, nuovo significato. I materiali e gli strumenti li trovo on line o nelle fiere di hobbistica, ma molte volte me li creo da sola: sempre per il principio del fare tutto a mano, anche i mezzi di lavoro!
- Le tegole con i fiori sono tra le tue prime creazioni in serie numerata: ci spieghi brevemente le fasi di lavorazione per realizzarle?
La tegola è una vera tegola in cotto. Sopra modello il fiore in Fimo (n.d.a pasta modellabile) e metto tutto a cuocere in forno per far sì che il fiore prenda la curvatura della tegola e aderisca bene alla superficie. Poi lascio che la composizione si freddi, dopo di che incollo il fiore, lo dipingo e concludo con la laccatura.
- Qual è la parte più complessa nella creazione dei bauletti e dei cofanetti in miniatura? Quanto tempo ti occorre per realizzarne uno?
Senza dubbio la parte più complessa è la fase preparatoria: tagliare le stoffe, incollare le perline, creare tutte i singoli pezzi dell’oggetto. La fase dell’assemblaggio è il momento più artistico e fantasioso, ma è necessario che prima si realizzi ogni singolo componente: questa è la parte decisamente più lunga e delicata. Per una scatolina delle dimensioni di una confezione di fiammiferi impiego circa 8 ore.
- Firenze, il luogo in cui vivi, ha una qualche relazione con ciò che fai?
Sì, assolutamente. Traggo ispirazione dal mondo rustico delle campagne e dalle tradizioni di un tempo. Da piccola vivevo in una casa colonica, un ricordo che si riflette nei bauli della nonna o delle spose di una volta, nelle valige piene di ricordi e oggetti ormai fuori moda, ma che sono ancora in grado di emozionarmi e suggerirmi nuove composizioni. Il muschio sulle case, i mattoni, i paesaggi, i borghi medievali come S. Gimignano: sono tutti simboli che alimentano la mia immaginazione.
- Che tipologia di prodotti realizzi attualmente?
Per ora la mia attività si concentra attorno a 3 linee guida: morbidezza, miniatura, naturale. Al concetto di morbidezza fanno capo i fiori in lana cardata con ago o in acqua. Sono accessori da portare al collo come collane o da applicare a borse, polsini, abiti. Alle miniature appartiene la gamma di scatole e cofanetti vintage, mentre all’ultimo fanno riferimento quelle creazioni 100% naturale, come le tegole fatte in cotto, quindi con materiale ecologico e a tema natura.
- Qual è la filosofia del tuo marchio, Il Carboncino?
Innanzitutto la cura per il dettaglio: ciò implica non dare niente per scontato. Il Carboncino è un invito a mettersi in gioco, ad esplorare le proprie capacità e le proprie passioni, non lasciarle chiuse in un cassetto. Il Carboncino per me significa anche dedizione e pazienza, studio e aggiornamento, confronto, soprattutto con realtà artistiche straniere e con il mondo del web. Ciò che creo nasce inoltre come oggetto unico, non esistono due pezzi esattamente uguali. Inoltre si tratta di oggetti “su misura”, che si possono personalizzare, scegliendo colore, forma, dimensione, materiale e contenuto, come nel caso dei bauletti.