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Giovanni Erbabianca

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Profilo

Giovanni Erbabianca nasce il 2 ottobre 1975 a Firenze. Autodidatta nel campo della realizzazione artistica, ha cominciato ad interessarsi alla creazione di sculture luminose fin dagli anni giovanili e soltanto dal 2001 in modo continuativo. Partecipa al concorso Nuove idee per nuove imprese, indetto dal Comune di Firenze, e viene selezionato fra i primi cinquanta progetti presentati, aggiudicandosi la possibilità di accedere ai finanziamenti per l’attività. Sulla scorta di questa esperienza nasce l’atelier Fiori di luce, prima in via Romana e poi in Borgo San Frediano. Questa esperienza è determinante per farlo conoscere e per incontrare artisti che si muovono nel suo stesso ambito di interesse, cioè l’impiego di materiali di recupero; nascono così varie collaborazioni, fra tutte citiamo quella con il rumeno Adrian Cerga. In questi primi anni del duemila intensa è l’attività che lo vede come partecipante a molte mostre fra cui quella nel 2005, Artour-o, collettiva a Palazzo Coveri, e nel 2006 a Palazzo Strozzi Rifiuti Preziosi; partecipa alla quinta edizione di Tuscia Electa, arte contemporanea nel Chianti e produce l’installazione G8 per l’acqua in Piazza Ghiberti in occasione dell’Estate Fiorentina. Se per gli artisti la propria opera può essere fruita sempre in relazione all’ambiente espositivo e in rapporto con lo spazio, per Giovanni, che si sente soprattutto Eco-designer, le sue opere hanno doppia valenza: quella espressiva e, soprattutto, quella ideale che vuole comunicare il possibile riutilizzo dei materiali che ci soffocano e che creano dispendiosi accumuli di “rottami” inquinanti e di difficile smaltimento. L’oggetto può così rientrare nel ciclo vitale preservando “la materia prima” senza ulteriori passaggi di produzione inquinanti, auspicando l’idea di nuovi cicli produttivi e cioè d’imprese in grado di sfruttare la sua proposta a livello di artigianato locale, e di mettere in produzione e in vendita gli oggetti da lui proposti, dando vita così a un atteggiamento più consapevole verso ciò che deve essere veramente scartato e all’attenzione a ciò che può essere reimpiegato con la raccolta differenziata.