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Anfiteatro di Fiori – Artigianato&Aperitivo 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

06 OTTOBRE 2021 | BESTIARIO MEDIEVALE– BOTTEGA ROSSORAMINA 

 

Se si cerca un punto di riferimento che sappia raccontare Lucca attraverso immagini storiche ed eventi passati, presenti e futuri, Foto Alcide è certamente tra i primi della lista.

Il progetto nasce 71 anni fa con la passione per la fotografia di Alcide Tosi, che lo porterà a documentare la storia di Lucca attraverso i suoi scatti.
I figli di Alcide, Alessandro e Claudio continuano ad immortalare ogni iniziativa e volto del centro storico.

Questo itinerario vuole puntare l’obiettivo su i grandi eventi della città, alcuni dei quali influenzati da storie di miracoli incredibili e altri legati a grandi lucchesi conosciuti in tutto il mondo.

Concluderemo con la visita nel nuovo Studio di Foto Alcide, a due passi dal duomo di Lucca, dove innovazione e sperimentazione si fondono in una carrellata di scatti al servizio della città.

Alla fine del tour, aperitivo per tutti.

 

Inizio ore 18.00 | Iniziativa riservata ai soli soci Unicoop Firenze

Verificare prima della prenotazione l’applicazione del decreto legge n. 105 del 23 Luglio 2021 sulla necessità di essere in possesso della certificazione verde Covid 19 (Green Pass). La prenotazione è obbligatoria e soggetta a disponibilità limitata di posti. Il costo dell’aperitivo è di 10 euro.

 

Informazioni precise su orario e luogo di incontro verranno forniti dopo la prenotazione.

 

Per prenotazioni – www.andareazonzo.com

 

 

Un progetto realizzato da:

Unicoop Firenze | Artex | Regione Toscana | CNA Toscana | Confartigianato Toscana | Andare a Zonzo

 

Bestiario Medievale – Artigianato&Aperitivo 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

06 OTTOBRE 2021 | BESTIARIO MEDIEVALE– BOTTEGA ROSSORAMINA 

 

Dall’energia creativa di Federica e Stefano nasce Rossoramina, una manifattura di ceramica che ha il suo showroom nel cuore del centro storico di Lucca.

La loro arte si distingue nel far l’utile bello, proprio come le grandi chiese romaniche del centro, con le loro facciate caratterizzate da tarsie marmoree intrise di decorazioni floreali, animaletti fantastici e soggetti mitologici.

Nel nostro percorso ammireremo le più importanti opere del romanico lucchese, scoprendo storie e simboli legati alla vita del tempo e il suo difficile cammino.

Durante il trekking urbano visiteremo lo showroom Rossoramina dove oltre a godere della bellezza delle collezioni presenti, assisteremo ad una piccola dimostrazione per meglio comprendere quella che è la magia di un artigiano.

Alla fine del tour, aperitivo per tutti.

 

Inizio ore 18.00 | Iniziativa riservata ai soli soci Unicoop Firenze

Verificare prima della prenotazione l’applicazione del decreto legge n. 105 del 23 Luglio 2021 sulla necessità di essere in possesso della certificazione verde Covid 19 (Green Pass). La prenotazione è obbligatoria e soggetta a disponibilità limitata di posti. Il costo dell’aperitivo è di 10 euro.

 

Informazioni precise su orario e luogo di incontro verranno forniti dopo la prenotazione.

 

Per prenotazioni – www.andareazonzo.com

 

 

Un progetto realizzato da:

Unicoop Firenze | Artex | Regione Toscana | CNA Toscana | Confartigianato Toscana | Andare a Zonzo

 

La cucina di Lucca

 

 

QUALCHE NOTA ANTROPOSTORICA SULLA CUCINA TOSCANA – LUCCA

Testo prof. Franco Cardini

 

La Toscana “storica”, la Tuscia, è l’area compresa tra l’Arno e il Tevere: diversa dai confini geopolitico-amministrativi cui siamo abituati. Lucca e l’area circostante (la “Lucchesia”; ma anche tutto il nordovest montano e marittimo, dalla Garfagnana alla Lunigiana) sono territori arcaicamente insediati non dagli etruschi bensì  dai liguri e poi dai celti: zone che molto risentono della prossimità della Liguria e dell’Emilia, che magari poco sanno di mare ma abbastanza di montagna. Lo si nota subito da un piatto ch’è una “gloria locale” lucchese, per quanto se ne conoscano variabili garfagnine e pistoiesi (appenniniche, quindi). Si tratta dei “necci”, crêpes di pastella sottile ottenuta con farina di grano (ma anche di farro o di castagne), che va leggerissimamente salata e quindi versata su un disco rovente mentre un altro, superiore, si chiude schiacciandolo  a forbice (sono i “testi”). In pochi istanti la crêpe è pronta, bollente e flessibile: la si condisce con buona ricotta fresca di capra e la si arrotola “a cartoccio”. In montagna, c’è chi fa i “necci” con la “farina gialla” (di mais). Il vero segreto è la consistenza della pastella.

Lucca è una città aristocratica, fiera della sua indipendenza repubblicana mantenuta fino all’Ottocento: e ha comunicato al suo territorio questa fierezza. Nel triangolo di costa chiusa ad ampio golfo, tra Mar di Liguria e Tirreno, la città “minori” guardano ad essa coma alla loro metropoli meridionale; poi ci sono Parma a nordest e Genova a nordovest. Questa toscanità signorilmente un po’ “tenuta a bada” si riflette sul cibo. I lucchesi amano i primi “asciutti” di sfoglia ripiena;  ma li chiamano “tordelli”, con la d (non tortelli né tantomeno tortellini): e nel ripieno, con al carne di manzo e  di maiale, le uova e la bietola lessata ci mettono il formaggio parmigiano ed – ebbene sì – la mortadella bolognese.

Altrimenti (ed ecco un altro tratto che per un verso s’imparenta alla non amatissima Pisa, ma per un altro sa di montagna) si passa alle zuppe e/o minestre. Sui primi “brodosi”, gran risorsa per l’inverno (e un tempo per combattere la miseria)  ci si scatena. Anzitutto la “farinata”, che a Pisa e a Livorno è più o meno come a Genova una torta di farina di ceci (conosciuta difatti anche come “cecìna”), e che si dice abbia radici marinare e – secondo alcuni – addirittura arabo-berbere (il hummus, i falafel), mentre a Lucca è il risultato sapientissimo di un bollito di fagioli borlotti freschi conditi di cotenna di maiale e ben insaporiti con sale, pepe e abbondante olio extravergine prima di esser guarniti di verdure (aglio abbondante, cavolo nero, patate, carote, sedano, “odori” – cioè rosmarino, basilico, prezzemolo); poi, sul composto che bolle, si versa a pioggia  la farina di mais e si mescola di continuo per impedir che si aggrumi. Sulle quantità e i tempi di cottura ogni cuoco e ogni cuoca hanno i loro segreti: ma qui siamo in piena abilità artigiana. Si va “a occhio”, “a gusto”, “a fantasia”. E’ il bello della grande cucina di casa.

Parallela alla farinata, c’è la minestra di farro: per quanto impazzi l’eterna discussione su quale delle due sia la primogenita. Gli ingredienti sono più o meno i medesimi: ma in più qua ci s’imbatte nella salvia, nella cannella, in un paio di pomodori maturi e quanto ai fagioli si possono usare anche quelli secchi (fatti rinvenire almeno una nottata). Il farro va lavato almeno un’ora, quindi fatto cuocere in poca acqua (quasi tostare) in un tegame e ovviamente aggiunto per ultimo.

Ma queste sono  minestre popolari. Se volete andar sull’aristocratico c’è la zuppa dei signori tre-quattrocenteschi di Lucca, i Guinigi. La “marmugia del Guinigi” è nome misterioso: lo si avvicina a “marmitta”, ma anche al “marmorino”, cioè allo stucco ottenuto mischiando polvere di marmo e calce.  Qui si lavora di fino, anzitutto con verdure pregiate: una cipolla tagliata finissimamente e imbiondita, alla quale si mischiano quindi con gentilezza  punte di asparagi, piselli, pancetta di maiale macinata. Il tutto va fatto rosolare almeno una mezz’ora a fuoco medio aggiungendo brodo vegetale e servito quindi su crostoni di pane tostato. Il mio angelo custode cuciniero lucchese, Paola Menon, arricchisce il tutto con minuscole polpettine di macinato mischiate con parmigiano e uovo “a legare”.

Poi ci sarebbero i dolci: la “crème-caramel alla Puccini” o magari il “buccellato”, una treccia dolce aromatizzata all’anice che ci arriva dritta dall’Antica Roma. Ma non si può dirvi tutto: vi lasciamo al piacere del viaggio e della sorpresa.

Pietrasanta, dove si “fondono” le idee

Nella vitalità culturale che la contraddistingue, Pietrasanta può vantare il soprannome di “piccola Atene“. Rifugio di artisti eclettici, stilisti, architetti in cerca di ispirazione e cultori del buon cibo, la città ha dato vita ad una fitta rete di laboratori artigianali in continuo fermento. Più di 200 officine producono oggetti originali ed innovativi: impossibile distinguere sulle superfici di fontane, capitelli, arredi da bagno, decori per giardini, statue, il limite tra abilità manuale e puro estro. Pietrasanta è fonte inesauribile di sperimentazione materica: il bronzo, gli onici, il vetro, le ardesie, le pietre dure affiancano i marmi, si incorporano alla specializzazione, alla professionalità, alla incessante fantasia dei maestri e dei loro apprendisti. Il Museo dei Bozzetti mostra in dettaglio la copiosità di progetti. (altro…)

Neve perenne. Il marmo delle Alpi Apuane.

Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo. (Michelangelo Buonarroti)

Quando, da bambini, venivamo condotti al mare, a Poveromo, ai Ronchi di Massa, per le vacanze estive, ogni volta ci stupivamo, mio fratello e io, nel vedere la neve, nel torrido agosto, attaccata alle montagne.
Nonostante sapessimo dai genitori che era marmo, questo stupore si rinnovava ogni volta, proprio come nel caso dello spettatore naif di cui parla il drammaturgo Alessandro Fersen, quello spettatore che ha paura, si commuove e ride, anche quando guarda un film per la quinta volta.
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Lucca

Artigiani nella “città delle 100 chiese” 

Lucca ha popolato la fantasia di illustri scrittori e comuni viaggiatori: per Ungaretti rappresenta le origini toscane dei genitori e la ricorda nella corrente del fiume Serchio. (altro…)

Viareggio – Camaiore

Carnevale, stile liberty e Alpi Apuane: la cornice perfetta per un perfetto artigianato

La storia di Viareggio inizia nel 1500, quando i corsari barbareschi minacciavano il Mediterraneo: la Repubblica di Lucca fondò la città a difesa delle coste (altro…)