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TASSIDERMIA E DIORAMI – Trekking dell’Artigianato 2023

CAPANNOLI (PI), 30 SETTEMBRE 2023 ore 15,00 | TASSIDERMIA E DIORAMI – Naturaliter di Gianluca Salvadori

Il trekking inizierà passeggiando per il piccolo Borgo di Capannoli, scoprendo il fascino della zona naturale intorno al fiume Era e la sua area preistorica.

La passeggiata si svolgerà nel cuore verde della Toscana, la Valdera, zona di una bellezza naturale – paesaggistica mozzafiato, da secoli crocevia di popoli e scambi commerciali, dove il sapere artigiano è sempre stato presente nella sua cultura.

Tradizione e sapere che nascono dall’osservazione della Natura e si sviluppano con un lavoro quotidiano svolto con passione e dedizione.

Apprezzeremo il percorso del fiume Era, conosceremo la fauna e flora locale e viaggeremo nel passato fino alla preistoria toccando con mano il territorio e i resti di un mondo che fu non ancora popolato dagli uomini. Un viaggio di milioni di anni fa!

Tornado al presente …. il Maestro artigiano in tassidermia Gianluca Salvatori ci aprirà le porte del suo studio, Naturaliter, per farci conoscere la sua realtà, amore per la diffusione e preservazione del mondo animale, collaborando con il mondo scientifico a livello nazionale ed internazionale.

La Naturaliter è un’azienda leader nel settore degli allestimenti museali, con esperienza trentennale in tassidermia, ricostruzioni scientifiche, preparazione di diorami, scenografie ed installazioni per musei di scienze naturali, musei scientifici, mostre ed esposizioni culturali, combinando arte, scienza e tecnica. Ogni lavorazione è il prodotto unico di questi fattori potendo vantare ottimi risultati in ambito nazionale e internazionale.

 

Iniziativa riservata ai soli soci Unicoop Firenze.

Appuntamento previsto a Capannoli alle ore 15:00.

Informazioni precise su orario e luogo di incontro verranno forniti dopo la prenotazione.

 

Per prenotazioni:    www.coopfi.info/eventi    –     www.andareazonzo.com

 

Un progetto realizzato da:

Unicoop Firenze | Artex | Regione Toscana | CNA Toscana | Confartigianato Toscana | Andare a Zonzo

 

L’alabastro volterrano – Trekking dell’Artigianato a Volterra 2022

 

SABATO 8 OTTOBRE 2022, VOLTERRA | L’ALABASTRO VOLTERRANO

 

Ci sono molti buoni motivi per andare a Volterra, antica metropoli etrusca e gemma dell’architettura medievale.
Ad esempio, per godere di un paio di meraviglie che il passato geologico della regione ci ha lasciato: il superbo alabastro, a cui gli artigiani/artisti volterrani di tutte le epoche hanno dato le forme più belle, e l’umile creta, che lo scorrere delle acque ha trasformato nelle famose Balze, spettacolari e insidiosi calanchi che circondano la città.

In questo trekking incontreremo le Balze settentrionali di Volterra ed alcuni antichi monumenti eretti sfidando l’instabilità del terreno, per poi essere accolti dal Maestro Artigiano Omero Cerone che lavora come alabastraio alla vecchia maniera, e che ci svelerà i suoi segreti.

Iniziativa riservata ai soli soci Unicoop Firenze

Appuntamento previsto a Volterra alle ore 14:30. Termine del trekking intorno alle ore 18:30.

Informazioni precise su orario e luogo di incontro verranno forniti dopo la prenotazione.

 

Per prenotazioni – www.andareazonzo.com

 

Un progetto realizzato da:

Unicoop Firenze | Artex | Regione Toscana | CNA Toscana | Confartigianato Toscana | Andare a Zonzo

Con il patrocinio del Comune di Volterra

Alterne Fortune – Artigianato&Aperitivo 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

20 OTTOBRE 2021 | ALTERNE FORTUNE – BOTTEGA PANNA E CIOCCOLATO

 

Piazza Cavalieri è il miglior luogo di Pisa che ci aiuta a ricordare storie con alterne fortune.
La città stessa, che qui si era data un’ideale scenografia del potere durante la Repubblica, vide la piazza trasformarsi nel quartier generale di un nuovo ordine militare fondato dagli odiati fiorentini che tanto prestigio ne ricavarono !

Qui viaggiando a ritroso nei secoli scopriremo gli errori con cui il conte Ugolino condannò se stesso e troveremo tracce della disfatta turca nella battaglia di Lepanto.

Concluderemo con la visita a Panna e Cioccolato dove scopriremo la storia dell’azienda, delle tecniche e la quotidianità di un artigiano nel nuovo millennio.

Alla fine del tour, aperitivo per tutti.

 

Inizio ore 18.00 | Iniziativa riservata ai soli soci Unicoop Firenze

Verificare prima della prenotazione l’applicazione del decreto legge n. 105 del 23 Luglio 2021 sulla necessità di essere in possesso della certificazione verde Covid 19 (Green Pass). La prenotazione è obbligatoria e soggetta a disponibilità limitata di posti. Il costo dell’aperitivo è di 10 euro.

 

Informazioni precise su orario e luogo di incontro verranno forniti dopo la prenotazione.

 

Per prenotazioni – www.andareazonzo.com

 

 

Un progetto realizzato da:

Unicoop Firenze | Artex | Regione Toscana | CNA Toscana | Confartigianato Toscana | Andare a Zonzo

 

Vie d’Acqua e Dromedari – Artigianato&Aperitivo 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 OTTOBRE 2021 | VIE D’ACQUA E DROMEDARI – BOTTEGA LAURA DE CESARE

 

Dal Porto delle Gondole, presso le antiche mura di Pisa, esploreremo l’area al margine Est del centro storico, dove si trovava il confine più arduo da difendere.

In questa zona un tempo nota come Baractularia per la ricchezza di botteghe di ceramica, si sono alternati fondaci e palazzi signorili; ancora oggi ritroviamo tracce delle vie d’acqua sfruttate dai nobili per recarsi in assoluto relax alle Terme di San Giuliano:

Nelle collezioni del vicino Museo Anatomico Veterinario scopriamo come fu diletto dei Medici, dei Lorena e dei Savoia circondarsi di animali esotici nel Parco di San Rossore.

Concluderemo con la visita alla bottega di Laura de Cesare dove scopriremo la storia dell’azienda, delle tecniche e la quotidianità di un artigiano nel nuovo millennio.

Alla fine del tour, aperitivo per tutti.

 

Inizio ore 18.00 | Iniziativa riservata ai soli soci Unicoop Firenze

Verificare prima della prenotazione l’applicazione del decreto legge n. 105 del 23 Luglio 2021 sulla necessità di essere in possesso della certificazione verde Covid 19 (Green Pass). La prenotazione è obbligatoria e soggetta a disponibilità limitata di posti. Il costo dell’aperitivo è di 10 euro.

 

Informazioni precise su orario e luogo di incontro verranno forniti dopo la prenotazione.

 

Per prenotazioni – www.andareazonzo.com

 

Un progetto realizzato da:

Unicoop Firenze | Artex | Regione Toscana | CNA Toscana | Confartigianato Toscana | Andare a Zonzo

La cucina di Pisa

 

 

 

QUALCHE NOTA ANTROPOSTORICA SULLA CUCINA TOSCANA – PISA

Testo prof. Franco Cardini

 

“O le cèe? – Sèmo giusti, o unn’ènno bòne? – Cucinate alla sarvia, ènno un incanto!”. Così poetava il buon vecchio Renato Fucini, maremmano sì ma autore nel 1872 di una raccolta di bei sonetti in vernacolo pisano. Si trattava delle “ceche”, le anguille poco più che neonate di aspetto ancora gelatinoso (e, poverine, appunto cieche: da cui il nome), rapidamente saltate in padella con olio e salvia: vanto della cucina pisana austera, essenziale, che si vanta di esser “povera” e di saper coniugare sapientemente il mare con la terra aggiungendovi l’aristocratica specialità del Basso Valdarno, quel tartufo bianco che ha  nella bella San miniato “al Tedesco” la sua capitale.

I pisani, che fra XI e XIII secolo erano titolari di un autentico impero appoggiato sui pilastri delle loro colonie navali-mercantili   tra Siria e Maghreb e fregiato della superba aquila sveva, sono circondati da nemici e ce l’hanno con tutti: con i loro grandi nemici – i genovesi sul mare a nord, i fiorentini nell’entroterra valdarnino -; con i loro più giovani fratelli/coltelli di mare, i livornesi ai quali contendono la cecìna mentre disdegnano il cacciucco fatto di pesce dozzinale adatto agli schiavi che remavano sulle galee; e con i lucchesi, dai quali li separano il Monte San Giuliano spartiacque tra Valdarno e Valdiserchio ma, soprattutto, tre buoni secoli di guerre prima che Pisa perdesse la sua indipendenza soccombendo a Firenze. E vendicandosi, del resto, sul piano del prestigio intellettuale e militare: Pisa sarebbe stata la grande università toscana (Galileo è pisano) e la prestigiosa, gloriosa sede dei cavalieri-marinai dell’Ordine mediceo di Santo Stefano (una gloria peraltro che Pisa è costretta a condividere con Livorno).

Pisa è una città di mare che vive affacciata sull’estuario dell’Arno, la “Bocca”, ma che della sua vocazione marinara mantiene le glorie monumentali  – a cominciare dell’”arsenale” – e i sapidi piatti di pesce come le “cèe”, lo “stoccafisso” cucinato con patate, cipolle, pomodoro e basilico oppure il “baccalà” ammollato, al quale ormai – complici i supermarket e i congelatori – si va sempre più spesso sostituendo il filetto di merluzzo fresco (o surgelato). Per quanto la preparazione di questi piatti abbastanza simili sia quasi la medesima (una più o meno lunga bollitura con cipolle, patate, pomodoro: “odori” e grado di sapore “piccante” ottenuto con peperoncino sono a piacere), va pur tenuto presente che sempre di merluzzo si tratta, ma che il baccalà è conservato sotto sale mentre lo stoccafisso – proveniente da un sistema di conservazione originario del baltico, mare poco ricco di sale)  è seccato all’aria aperta. Il “baccalà alla pisana” è però, in effetti, un piatto delicato, quasi elegante: richiede solo la polpa di un paio di pomodori (non la buccia) e  due bei porri tagliati a rondelle che vanno cotti in modo da far acquistare al preparato – semplicemente acqua, olio e verdure – un bel colore rosato: il segreto è far prevalere il sapore del porro su quello del pomodoro. Solo dopo una decina di minuti di bollitura si può aggiungere il baccalà, tagliato in tocchi anche grossolani ma accuratissimamentissimente  liberato delle spine (o, come dicono in Toscana, delle lische) e fatto cuocere circa 20 minuti.

Insomma, in questa cucina pisana “di terra e di mare”, il pesce prevale. Eppure, a sottolineare il carattere anfibio della tradizione gastronomica pisana, suo il piatto “d’acqua” più caratteristico (acqua di mare, del Tirreno; ma anche di fiume, sia l’Arno sia i vari canali e navicelli navigabili che lo accompagnavano) consiste in una preparazione in cui – come accade talora nei piatti “alla marinara” o “alla pescatora” – di pesce non c’è traccia, mentre abbondano magari le erbe profumate, i condimenti piccanti, l’aglio. E’ il caso del “bordatino”, una pietanza che prende il nome dalla parola “bordo” in quanto la si preparava sulle navi o sulle barche: in realtà, una variante della farinata dal momento che veniva cucinato a bordo delle imbarcazioni che trasportavano il granturco. La farina di mais è stata, tra Cinque e Novecento, croce e delizia delle campagne toscane e non solo di quelle. Ci ha salvati dalle carestie, ma ci ha regalato la pellagra.

La base del “bordatino” può ricordare la farinata lucchese: fagioli debitamente ammollati dalla sera prima in acqua tiepida salata  (ma attenzione: bianchi, non borlotti), cavolo nero abbondante, un paio di agli, una cipolla, odori e infine – attenzione! – non già pomodori freschi – siamo in navigazione, perdinci! – bensì il buon caro vecchio concentrato: la “conserva”. Solo dopo aver fatto bollire a lungo eliminando al schiuma prodotta dai fagioli aggiungerete le verdure che avrete tritato e soffritto a parte e infine il cavolo liberato dalle coste più dure. La farina di mais va in ultimo: praticamente, siamo davanti a una polenta molto liquida condita con cavolo nero e fagioli.

Ma non dimenticate la carne: la buona trippa in umido, che i pisani condiscono con cipolla, pomodoro e pancetta; e il “mucco”, che sarebbe una bistecca grigliata di mucca certo – da cui il nome -, nata però dall’incrocio della mucca bruna alpina con i tori originari del parco naturale di San Rossore.

Al solito, i dolci li scoprirete da soli: ma vi raccomando la “torta co’ bischeri” (che sono poi i beccucci di pasta che si formano lungo la crosta da lato esterno: l’impasto è uvetta, pinoli, frutta candita, liquore) e la torta ai pinoli (quelli di San Rossore sono celebri). Non va dimenticato che la grande tradizione dolciaria medievale – quella del panforte e dei ricciarelli, entrambi glorie ascritte a Siena – ha radici marinare in quanto deriva con infinite varianti da un miscuglio zucchero, spezie e frutta secca (fichi, albicocche, uvetta, scorza d’arancio e di cedro, pinoli): cioè di quegli alimenti ad elevato valore calorico e a lunga conservazione ch’erano indispensabili nelle lunghe traversate marittime. Il vero panforte è una ricetta, prima che senese, volterrana: e a Volterra, città del Pisano, è arrivato dal mare. Chi conosce i dolci arabi e nordafricani lo sa bene.

Con qualche variante (in primis il glorioso cacciucco; e magari le bevande mischiate di caffè e di liquore, i “ponci” e le “torpedini” marinare), la cucina pisana e quella livornese hanno analoga base e comuni origini. L’ho constatato de visu seguendo i consigli di due belle signore, Maria Laura Testi Cristiani pisana e Olimpia Vaccari livornese.  E peccato che tempo e  spazio impediscano di trattare dei vini rossi (il grande Bolgheri!), ma soprattutto  bianchi e rosati di maremma, tra Livorno e Grosseto: chi non li ha gustati ben freddi non sa che cosa sia la gioia dell’estate, quella che D’Annunzio supplicava di “non declinare”.

LA MAREMMA PISANA

 

 

L’Alta Maremma, anche detta Maremma Pisana, comprende gran parte della provincia di Livorno a sud del capoluogo, il territorio che si estende a sud di Castiglioncello ed alcune aree delle propaggini collinari della provincia di Pisa fino ad arrivare alla Val di Cecina e alla Val di Cornia. Il motivo per cui il territorio livornese viene denominato “Maremma Pisana” risale ad un provvedimento che fu preso in epoca fascista, per il quale alla città di Livorno, che aveva assunto un’importanza strategica per la presenza del porto, passarono diversi comuni pisani. Oltre alle bellezze naturali e paesaggistiche della costa e dell’interno, questo territorio offre una varietà agroalimentare unica. Tutta la zona è particolarmente vocata alla produzione di vini, noti ed apprezzati in tutto il mondo, ma il territorio regala anche coltivazioni di grano ed ulivi particolarmente rigogliose, insieme a produzioni di nicchia come descritte in questo itinerario, dall’allevamento di chiocciole e dai prodotti che ne derivano alla produzione di birra artigianale sfruttando come fonte primaria di energia il vapore geotermico, dalla produzione di cereali biologici ad un’altra realtà che produce birra e si definisce “birrificio agricolo” in quanto produce l’orzo in loco.

Volterra, il paese d’alabastro tra etruschi e medioevo

L’Alabastro è come la Venere di Botticelli: nasce dal mare. Un mare antico milioni di anni che nelle sue sedimentazioni ha conservato un dono prezioso, un prodotto pregiatissimo.In tutto e per tutto simile alla cera, per l’aspetto traslucido e la malleabilità, l’Alabastro si adatta perfettamente a lavori di dimensioni ridotte: consente infatti di plasmare piccoli oggetti ricchi di decori e dettagli minuziosi.  Gli etruschi la consideravano la pietra degli Dei e la impiegavano nella costruzione di urne e statuette funerarie. Il successo dell’alabastro crebbe nei secoli fino a raggiungere carattere imprenditoriale nel territorio pisano. Alla fine del 1700 nacque a Volterra una scuola di specializzazione dove artisti e maestri di tutta Europa, i più abili nell’arte del decoro, producevano veri e propri capolavori di fama internazionale. (altro…)

Artigianato “green”

Turismoecofriendly“, ciboslow” ed economiagreen“: parole solo in apparenza lontane dal più schietto vernacolo toscano, ma in realtà radicate da secoli nel sistema di consumo ragionato delle risorse locali. Una regione bella, la Toscana, ma soprattutto buona e attenta alla valorizzazione e alla salvaguardia dell’ambiente. (altro…)

Da Lajatico a San Miniato

Spettacoli naturali e prodotti artigianali in ferro battuto, pietre dure, legno e…spezie

Prati smeraldini a perdita d’occhio e un anfiteatro naturale che emerge dal nulla come un fiore esotico tra l’erba. Chiamano questo capolavoro della natura “teatro del silenzio“.

Ogni anno Andrea Bocelli torna qui, nel suo paese di origine, a cantare e a intessere la quiete di musica.

Questa è l’ondulata armonia di Lajatico: un paesaggio che non si trova facilmente, neppure in Toscana dove le colline abbondano. Ma le forme del volterrano hanno un fascino che trascina via. Come i ruderi della longobarda Rocca di Pietracassia, quasi del tutto inghiottiti dal bosco, eppure così carichi di fascino antico. (altro…)

Pisa

Capolavori in metallo prezioso, carta e tessuto 

Piazza dei miracoli è un vero miracolo della tecnica, un capolavoro dell’estetica e dell’architettura mondiale, non solo di Pisa. (altro…)

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