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Una storia con-creta: tutti i volti dell’argilla in Toscana (2° parte)

Tutti pronti per riprendere il viaggio? Nel precedente articolo abbiamo parlato di:

  • ceramiche della Valdichiana
  • cotto dell’Impruneta
  • maioliche di Montelupo

A caratterizzare questa panoramica, complementi di arredo di tipologia diversa, con forme e caratteristiche cromatiche specifiche per ciascuna area. Oggi la terracotta ci svela altri tesori fatti a mano tra colline incantevoli e borghi ricchi di tradizione.

1) La ceramica di Sesto Fiorentino = Vi sarà capitato di tenere tra le mani una di quelle magnifiche zuppiere bianche della nonna, il vassoio in bella mostra nella vetrinetta del salotto o il servito da tè riservato esclusivamente alle occasioni speciali. E magari avrete letto distrattamente il nome al di sotto della base: Ginori. Un nome divenuto leggenda nel panorama della produzione delle porcellane di tutto il mondo. Ha rappresentato per tutto l’800 un modello di ispirazione per gli eclettici artigiani locali. Cosa ha reso tanto speciali le manifatture Ginori?

  • il livello di avanguardia nello studio e sperimentazione del materiale (siamo solo nel 1735)
  • l’organizzazione e il dinamismo imprenditoriale del capostipite, Carlo Ginori
  • l’ampliamento della produzione, da elementi di arredo e per la tavola a prodotti per edilizia e industria
  • un catalogo ricercato e ampio di prodotti di eccellenza
  • l’elemento decorativo “a rosellina“, piccole rose e tralci vegetali su fondo immacolato

La gamma Ginori è stata sempre molto articolata:  tazzine da caffè e tazze da tèpiattiniscodellevasiteierestatuinerilievi e copie di sculture famose. Anche se ad oggi la Ginori non esiste più, ha depositato in tutto il territorio la raffinatissima tradizione manifatturiera della ceramica. Niente dell’insegnamento del passato è andato disperso, ma tutto è stato filtrato, rimaneggiato e tradotto in oggetti esclusivi, autonomi eppure capaci di riflettere un patrimonio storico e artistico inestimabile.

2) La ceramica della Maremma = Non tutto il male viene per nuocere: è il caso dell’isolamento geografico della Maremma. Lontano dai centri più specializzati nel settore ceramico, gli artigiani di queste terre hanno elaborato un personalissimo e indipendente stile decorativo che presenta come unico retaggio storico l’influenza etrusca. Qui più che altrove la lavorazione dell’argilla si lega al quotidiano uso domestico, senza aver dato origine a un distretto specializzato e a una produzione sistematica di vasellame.

Ma le terracotte maremmane hanno conquistato rapidamente il gusto del pubblico, perché rispondono a precise esigenze di design modernoessenzialità, capacità di adattarsi agli altri arredi e agli ambienti più disparati, funzionalità. La parola d’ordine, se non può essere “tradizione”, diventa “rinnovamento“. Questi laboratori e le officine più giovani si contraddistinguono per la grande voglia di scoprire, indagare, combinare le tecniche e i materiali (come la lavorazione raku, la pittura a fuoco, il grès), esprimere la propria originale presenza ma senza rinunciare a quella connaturata linearità delle forme e all’uso sommesso del colore.

3) Le ceramiche senesi sono di tutt’altra natura e retroterra culturale. Durante il periodo romano fino al 1200, a Siena e dintorni si producono terrecotte in modo seriale, in particolare vasellame e recipienti monocromatici di colore rosso-arancio. Sulle superfici si ripetono simboli standardizzati e la cura nella modellazione si concentra sui bordi. Ma quando nel ‘200 comincia la sperimentazione sulle tinte minerali, è un esplosione di colorebrocche e orci dipinti di nero, viola cupo, bianco, rosso, marrone scuro. Solo a partire dal ‘400 si impone il connubio tra bianco e azzurro che segnerà per sempre il tratto distintivo delle maioliche locali. Il gusto per il ricco disegno si impone sulla scena, l’ingobbio è la tecnica decorativa più usata, gocce blu su fondo bianco diventano la bicromia prediletta e lo sperimentalismo sembra non arrestarsi più, anzi: trae forza dalle nuove leve di ceramisti, sempre pronte ad approfondire ricerca materica, plastica e cromatica.

4) Non diremo “dulcis in fundo” per non scatenare gelosie campaniliste, ma l’artigianato delle crete senesi ha l’argilla nel sangue. Questo generoso materiale infatti predomina e influisce sulle forme paesaggistiche e l’economia di paesi come Asciano, Sinalunga, Pienza, San Quirico d’Orcia, Chiusi. Orci e vasi fanno parte del profilo delle campagne, degli ambienti familiari, in perfetta sintonia con le esigenze della vita contadina e senza soluzione di continuità: ieri come oggi le fornaci producono mattonitegolebrocchecatini e vasellame lavorati al tornio. In questo si contraddistingue dalle terracotte imprunetine, realizzate con la tecnica “a colombino”. Il colore rosso vivo del cotto per costruzioni e delle terrecotte ornamentali è la nota cromatica tipica delle crete senesi e di questa suggestiva sintesi tra uomo, arte e territorio.

Per conoscere i volti dei maghi dell’argilla, basta cercarli tra le botteghe dei nostri itinerari e approfondire con loro questo articolato, ma affascinante argomento.