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Un viaggio nella Montagna Pistoiese tra borghi, boschi e antichi mestieri

La Montagna Pistoiese non si lascia conoscere tutta in una volta. È un territorio fatto di piccoli paesi, strade che salgono lentamente tra i boschi, antiche pievi, castagneti e vallate nelle quali la presenza dell’uomo si è intrecciata per secoli con quella della natura. Qui l’acqua ha fatto funzionare mulini e ferriere, il bosco ha fornito legname e combustibile, la pietra è diventata materiale per case e fortificazioni, mentre la castagna ha rappresentato per lungo tempo una delle principali risorse alimentari. Un viaggio attraverso Marliana, Piteglio, San Marcello, Sambuca Pistoiese, Cutigliano, Pian degli Ontani e Abetone permette proprio di seguire questa storia. Non si tratta soltanto di visitare alcuni borghi, ma di attraversare ambienti diversi, passando dalla fascia collinare fino alle quote più elevate dell’Appennino. Il filo conduttore rimane il rapporto fra territorio e comunità, ancora evidente nell’architettura, nei boschi, nelle attività artigianali, nelle tradizioni e nella cucina.

L’Ecomuseo della Montagna Pistoiese è particolarmente utile per leggere questo territorio, mostrando come l’economia locale sia stata condizionata dalle risorse disponibili, soprattutto acqua, legno, pietra e freddo.

Marliana: il passaggio dalla collina alla montagna

La prima tappa può essere Marliana, posta a una quota intermedia tra la pianura pistoiese e le montagne più alte. Il territorio conserva ancora un carattere agricolo, con oliveti e vigneti nelle zone più basse, mentre salendo prendono sempre più spazio i boschi e soprattutto i castagneti. È proprio questa alternanza a rendere Marliana interessante: qui il paesaggio non è ancora quello dell’alta montagna, ma ne anticipa già molti elementi. La storia del territorio è molto antica. Reperti archeologici rinvenuti nei pressi di Casore del Monte documentano frequentazioni precedenti alla romanizzazione, mentre la posizione di Marliana lungo antichi percorsi diretti verso i valichi appenninici ne accrebbe l’importanza strategica. Nel Medioevo il paese divenne uno degli avamposti del territorio pistoiese verso l’area lucchese e il suo castello fu coinvolto nelle guerre che interessarono la zona. Nel 1177 fu assediato e distrutto dalle truppe di Montecatini. La visita del paese può partire dalla chiesa di San Niccolò, che conserva opere di notevole interesse artistico. Tra queste spiccano alcune terrecotte riconducibili alla cultura artistica dei Buglioni, testimonianza della diffusione anche nei piccoli centri montani di opere legate alla grande tradizione della scultura fiorentina.

Ma Marliana va osservata anche con gli occhi rivolti al paesaggio. Il castagno è stato per secoli una delle principali risorse economiche della zona. Dal bosco si ricavavano legname e frutti, mentre la farina ottenuta dalle castagne permetteva di conservare un alimento per gran parte dell’anno. Il lavoro nei castagneti richiedeva una lunga serie di operazioni, dalla cura degli alberi alla raccolta, dall’essiccazione alla macinazione.

Questa antica economia ha lasciato anche tracce nell’artigianato. A Momigno, per esempio, si realizzavano a mano i testi in pietra utilizzati per cuocere i necci, piccoli oggetti che rappresentano tre aspetti della cultura locale: la pietra, il lavoro manuale e la castagna.

 

Piteglio e Popiglio: pietra, pievi e antiche vie

Lasciando Marliana, il percorso sale verso Piteglio, entrando in un ambiente più montano. Il territorio è disseminato di piccoli nuclei abitati, sentieri e testimonianze che raccontano una storia fatta di collegamenti fra Pistoia, la Val di Lima e l’Appennino.

Una delle tappe più interessanti è Popiglio, dove la Pieve di Santa Maria Assunta costituisce una delle testimonianze artistiche più importanti della zona. La chiesa, terminata nel 1271, conserva una sobria facciata in pietra serena di origine romanica, mentre l’interno è stato arricchito nel corso dei secoli da opere rinascimentali e barocche. Tra gli elementi più interessanti figurano un trittico marmoreo della scuola del Bernini, opere pittoriche e arredi lignei realizzati da artigiani locali.  Proprio gli arredi della Pieve permettono di introdurre un aspetto spesso meno evidente della storia artistica della montagna: quello delle botteghe artigiane locali. La lavorazione del legno non riguardava soltanto oggetti comuni e strumenti di lavoro, ma poteva arrivare alla realizzazione di confessionali, panche e altri arredi destinati agli edifici religiosi.

Sopra Popiglio sorgono le Torri di Popiglio, ciò che rimane dell’antica Rocca Securana. La posizione della fortificazione, a circa 811 metri di quota, permette di comprendere l’importanza strategica di questa parte dell’Appennino: la rocca controllava le vie di comunicazione verso il territorio lucchese e fu utilizzata e modificata in epoche diverse. Il Ponte di Castruccio, sul fiume Lima, risale al periodo di Castruccio Castracani e sorge in un punto che rappresentava un confine fra i territori di Lucca e Pistoia. Accanto al ponte si trovano le antiche dogane, destinate al controllo del movimento di persone e merci. Qui si comprende bene come l’economia della montagna non fosse isolata: le strade servivano a far circolare legname, prodotti agricoli, bestiame e manufatti, collegando le piccole comunità con i centri della pianura.

 

San Marcello: il ferro, l’acqua e la trasformazione economica

Il viaggio prosegue verso San Marcello Pistoiese, che per la sua posizione lungo le vie appenniniche divenne uno dei principali centri della Montagna Pistoiese. Nel Medioevo fu coinvolto nell’organizzazione politica del territorio e dal XIV secolo ospitò anche i Capitani della Montagna. La vera svolta economica arrivò però con lo sviluppo della siderurgia. A partire dal periodo mediceo furono realizzate ferriere che sfruttavano l’acqua dei torrenti e il legname dei boschi. L’acqua forniva energia per azionare i macchinari, mentre il carbone ottenuto dalla legna alimentava i forni. Dal 1543 la Montagna Pistoiese divenne il principale polo siderurgico del Granducato di Toscana. La Ferriera Papini di Maresca, costruita nella metà del XIV secolo e rimasta in attività fino al Novecento, costituisce una testimonianza eccezionale di questa lunga tradizione. Qui l’artigianato del ferro raggiunse una dimensione produttiva importante: si fabbricavano strumenti necessari all’agricoltura e all’edilizia e si producevano manufatti destinati anche a mercati più lontani. San Marcello conserva anche altre testimonianze di questa trasformazione. Nell’Ottocento la costruzione della Ferrovia Porrettana, inaugurata nel 1864, migliorò i collegamenti fra Pistoia e Bologna e favorì ulteriormente gli scambi. Un luogo particolarmente interessante da visitare è poi Mammiano, dove il Ponte Sospeso delle Ferriere attraversa la valle del Lima. Costruito nel 1923, lungo 227 metri e sospeso a circa 36 metri dal torrente, nacque da una precisa esigenza economica: permettere agli operai di Popiglio di raggiungere più rapidamente gli stabilimenti industriali sull’altro versante.

 

Sambuca Pistoiese: il confine, la pietra e la vita delle comunità

Da San Marcello l’itinerario può dirigersi verso Sambuca Pistoiese, territorio che per posizione geografica costituisce quasi una cerniera fra Toscana ed Emilia. Il Castello di Sambuca fu costruito nell’XI secolo e divenne un punto essenziale della difesa del confine settentrionale del territorio pistoiese. Il borgo era protetto da mura e torri e la sua posizione permetteva di controllare la via verso Bologna. Oggi la visita al paese permette soprattutto di apprezzare il rapporto fra architettura e ambiente. Le abitazioni, le strade e numerose strutture rurali sono costruite con la pietra arenaria, materiale facilmente reperibile nel territorio.

Qui l’artigianato della pietra raggiunse una particolare specializzazione. Per generazioni gli scalpellini lavorarono l’arenaria per realizzare architravi, portali, fontane, muri, pavimentazioni e strutture agricole. Alcune pietre riportano ancora date, iniziali, simboli e segni degli strumenti utilizzati dagli artigiani. Il patrimonio edilizio della Sambuca può quindi essere letto quasi come un archivio a cielo aperto del lavoro manuale.

 

Cutigliano: il centro politico della montagna

Dalla Sambuca si raggiunge Cutigliano, uno dei borghi più rappresentativi dell’alta montagna. Il paese conserva un centro storico compatto, caratterizzato da edifici in pietra, strade strette, portali e piazze raccolte. Il simbolo della sua storia politica è il Palazzo Pretorio, legato alla presenza del Capitano della Montagna. Il Capitano prese stabilmente residenza a Cutigliano nel 1373 e pochi anni dopo venne avviata la costruzione del palazzo destinato ad accoglierne le funzioni. Gli stemmi presenti sulla facciata costituiscono una sorta di cronaca visiva dell’amministrazione del territorio. Passeggiando nel centro storico si incontrano inoltre edifici religiosi, logge e testimonianze artistiche che mostrano come Cutigliano fosse molto più di un piccolo paese agricolo: era un centro amministrativo e commerciale di riferimento per le comunità della montagna. Il territorio di Cutigliano è oggi caratterizzato da una forte presenza di strutture ricettive, ristorazione, commercio e attività outdoor, mentre agricoltura e allevamento continuano a essere presenti soprattutto nelle piccole aziende familiari. Particolarmente interessante è anche la tradizione agricola della patata del Melo, coltivata ad alta quota, esempio di come l’agricoltura montana abbia saputo adattarsi a condizioni climatiche e ambientali differenti da quelle della pianura.

 

Pian degli Ontani: il bosco e la voce della montagna

Continuando verso Pian degli Ontani, il paesaggio diventa progressivamente più boscoso. Qui la natura assume un ruolo ancora più evidente e permette di comprendere il valore delle foreste non soltanto dal punto di vista paesaggistico, ma anche economico e culturale. La Riserva Naturale Biogenetica di Pian degli Ontani rappresenta uno degli ambienti forestali più significativi della zona. La tutela della biodiversità permette di osservare faggete e altri ambienti forestali caratteristici dell’Appennino, mentre la rete di sentieri consente di conoscere il territorio a piedi. Il Comune indica inoltre Pian degli Ontani, insieme alla Riserva di Campolino e all’Orto Botanico Forestale di Abetone, tra i principali patrimoni ambientali del territorio. La vita degli abitanti è stata per lungo tempo condizionata proprio da queste foreste. Il bosco forniva legname, combustibile, frutti e materiali per la realizzazione di strumenti. La lavorazione artigianale del legno, la produzione di carbone e le attività legate alla pastorizia erano parte di un sistema economico nel quale le diverse risorse si integravano.

Pian degli Ontani possiede però anche un patrimonio culturale particolare, legato alla poesia popolare. Qui visse Beatrice Bugelli, conosciuta come Beatrice di Pian degli Ontani, poetessa improvvisatrice vissuta fra il 1803 e il 1885. La sua figura testimonia l’importanza della cultura orale nelle comunità montane, dove il sapere non veniva trasmesso soltanto attraverso libri e documenti, ma anche attraverso canti, racconti e poesia improvvisata.

 

Abetone: il valico e la montagna d’alta quota

L’ultima tappa è Abetone, dove il viaggio raggiunge le quote più elevate. Qui la storia del paese è diversa da quella dei borghi medievali incontrati in precedenza. L’origine dell’abitato è infatti legata soprattutto alla costruzione della grande strada appenninica che collegò il territorio toscano con Modena. La nuova strada modificò profondamente la zona, trasformando un territorio di passaggio in un vero nodo viario. L’attuale identità dell’Abetone nasce quindi dall’incontro fra la viabilità, il commercio e, successivamente, il turismo.

Anche l’economia ha seguito questa trasformazione. In passato erano soprattutto bosco e allevamento a sostenere la popolazione; con il Novecento il turismo è diventato progressivamente il principale motore economico. Oggi sono importanti gli impianti e le attività sportive, la ricettività, la ristorazione e il commercio. Rimangono però agricoltura e allevamento, con produzioni di formaggi, carne, miele, castagne e farina dolce.

Dal punto di vista naturalistico, l’Abetone rappresenta uno dei punti più interessanti del viaggio. L’Orto Botanico Forestale di Abetone, nella valle del Sestaione, permette di osservare la flora dell’alto Appennino, comprese specie montane, officinali e piante particolarmente adattate alle condizioni delle quote elevate.

Le aree protette di Campolino e Pian degli Ontani e la rete escursionistica completano un sistema ambientale nel quale il bosco diventa protagonista. L’alta quota permette inoltre di osservare il progressivo cambiamento della vegetazione rispetto alle zone attraversate all’inizio dell’itinerario.

 

La Montagna Pistoiese si può quindi visitare attraverso i suoi monumenti e i suoi panorami, ma la si comprende davvero quando si osservano anche i segni del lavoro quotidiano: quelli lasciati sulle pietre dagli scalpellini, nelle botteghe dagli artigiani, nei boschi dai boscaioli, nelle ferriere dai fabbri e nelle cucine dalle generazioni che hanno trasformato i prodotti della montagna in una tradizione ancora viva.

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